Devo affrontare il fatto che è necessario uccidermi.
Se non muoio non posso liberarmi di te
e sono destinata al fallimento. A distruggermi e ad impazzire.
Devo recuperare l'inevitabilità della mia morte.
L'assenza di significato che affligge ogni cosa, ogni essere.
Giorno dopo giorno non ho fatto che rovinarmi con le mie stesse mani.
Non posso fare niente né essere nulla in questo stato,
la mia vita è un grumo inconcludente.
...
Malgrado li abbia odiati per anni penso a loro con nostalgia,
ma la gente di quella casa è completamente scomparsa dalla mia vita,
li ho esiliati per sempre. Sono stata io.
Mi è rimasto K da qualche parte, una lettera ogni otto mesi.
Ha sposato un'altra donna, non lo vedo da tre anni.
A volte ricordo che avrei potuto facilmente esserci io
al posto di quella moglie che mi detesta.
Potevo sposare una persona che ti aveva voluto bene
e alla quale tu avevi voluto bene (?),
qualcuno che in una forma diversa portava la mia stessa tragedia.
Un matrimonio nella nostra terra, fondato sulla colpa
e su questa spaventosa mancanza.
Sposare un pezzo della nostra storia, una parte di te.
Sono stata una Madonna per K, lo so.
Lo capivo da come mi guardava che potevo distruggerlo.
Farne tutto quello che volevo, ma non ho mai osato.
Non ho mai saputo amare K e io pensavo di dover avere l'amore,
che altrimenti fosse meglio sprofondare.
Mi piaceva pensare di dover salvare K, di doverci salvare tutti.
Oggi la moglie di K avrà un figlio e tuo padre sta morendo.
Che sta morendo lo so da mesi, me lo ha detto E.
Sarò sincera, ho sempre sperato che accadesse,
che dovesse morire soffrendo orribilmente, perché in realtà lo odio
e non lo voglio al mondo.
Inquina il mio cuore, questo essere abominevole
che da qualche parte ha il tuo stesso sangue.
Lo stesso sangue che ti ha tolto.
Eppure avrei voluto ucciderlo io, ammazzarlo a rallentatore,
massacrarlo a bastonate.
Volevo tutto, ma ho perso ogni cosa...
Ho perso anche questa occasione,
di uccidere un uomo per liberarmi dal rancore.
Ora dovrò morire con questo odio terribile, un pezzo di anima scorticato.
Non ho modo di riavere nulla,
potrei semplicemente continuare così
e aspettare la cancrena,
poi la morte.
Però non sono certa di poter sopportare il trascorrere di altro tempo.
Non sono certa di poter sopportare i figli di K, la morte di tuo padre,
la definitiva scomparsa di E. Il mio matrimonio, il sesso,
altre morti e altro vuoto.
Penso ai figli che un altro uomo vorrà da me e che io non portò dargli.
Figli di nessuno, mai voluti, mai concepiti
o uccisi prima d'essere messi al mondo.
Vedo il futuro marcire sul ciglio di questa strada, il disgusto,
le urla e l'avvento di altri surrogati. Palliativi, panacee miracolose,
medicine e qualsiasi cosa. Penso al divorzio, ad altri avvocati, ospedali
e sogno di vomitare la mia anima sul tavolo di una cucina
o di morire a ottant'anni sul marmo della doccia e mi vergogno
come un cane.
Non sono sicura di volermi rovinare completamente,
perché in realtà io continuo a cercare te... Ti amo,
ma tu sei la morte e questo amore è la mia condanna.
2011/06/12
Lettera
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Lettera complicata e molto bella.
RispondiEliminaUn bacio.
Camilla
La non speranza di vita, per chi è sceso negli inferni della depressione e del non amore. Leggere Ariel è sempre un'emozione indicibile.
RispondiElimina